È il primo mercoledì di aprile, le giornate si sono allungate e il sapore di derby torna in auge. Quest'anno la stracittadina non ha finora portato molte gioie ai colori nerazzurri. Così agli occhi dell'universo pallonaro la semifinale di Coppa Italia appare come un appuntamento canonico, tanto potenzialmente bello quanto imprevedibile. Ma sin dal fischio d'inizio s'intravede che il ritmo non è proprio la scansione della tradizione. Perché Milan e Inter corrono sulla corrente del possesso esecutivo, senza però pungere i rispettivi difetti, quantomeno in avvio. Il biscione lascia varchi forse inesplorati e assai pericolosi per contrastare avversari come Leao e Theo Hernandez, anche se gli squilli sui calci da fermo arrivano con buona frequenza. L'equilibrio regna, Martinez è bravo a intercettare il diagonale di Leao, così come Maignan para la bomba di Calha e il colpo di testa a distanza ravvicinata di Frattesi (che ha le sembianze di un gol mangiato). La prima frazione è racchiusa nella mancanza di un colpo da teatro, un sussulto cinico e potente.

GLI ATTACCHI ESTEMPORANEI. Il derby è una partita che si presenta da sola, ti carica con energia e fosforo, costruisce il presente con la proiezione sul futuro. Ma pensare a quel che verrà potrebbe essere deleterio per il presente storico interista. Inzaghi chiede ai suoi un posizionamento maggiormente preciso, gli errori tecnici (nonostante il rispettivo studio) sono tanti e c'è la predilezione per l'attesa, quasi spasmodica, di un tassello offensivo rilevante. Il dinamismo si presenta a sprazzi, come quando De Vrij si rende particolarmente pericoloso sul colpo di testa che Abraham salva nei pressi della linea di porta. Manca il guizzo determinante, che arriva a inizio ripresa ed è di marca rossonera. Dopo più di un minuto di possesso palla, un rimpallo premia Abraham che si smarca da Bisseck con una finta e deposita nel sacco con un diagonale implacabile. La reazione interista è veemente, seppur non proprio organizzatissima. Ma la formazione di Inzaghi cerca di reagire, ridisegnandosi con pedine fresche e rinnovate.

AZIONE E REAZIONE: UN BINARIO UNIVOCO. Azione e reazione si sviluppano con prevalenza qualitativa. I movimenti sono corretti e il Biscione s'affaccia in proiezione offensiva con buona padronanza, trovando la via della rete con la bordata di Calhanoglu al termine di uno sviluppo calibrato con la consueta grande qualità tecnica dello scacchiere nerazzurro. Pari si gioca, in questa sfida che va disputata sui 180 minuti. Anche se l'equilibrio non viene considerato molto dai due allenatori, visto che gli assalti sono costanti. E' una volata continua perché le soluzioni vengono cercate attraverso il ritmo e l'intensità che un derby si merita. Il manifesto dell'incertezza del derby viene promulgato anche in questa circostanza, con i cambiamenti tecnici per provare a prevalere. Alternare l'impostazione diventa punto prominente per entrambe le formazioni. I nerazzurri prendono fiducia aggredendo l'avversario, il Milan verticalizza e cerca gli spazi aperti, ma i difensori dell'Inter coprono ogni varco. Si balla il liscio in area rossonera, ma Maignan chiude lo specchio al tentativo a botta sicura di Zalewski. Risponde l'effervescenza di Leao, il cui destro a giro finisce a lato di poco. Si gioca sul filo dell'equilibrio, entrando sul viale del tramonto in parità: un colpo a testa, con la proiezione sul ritorno. Due sussulti cinici. La qualificazione si deciderà tra tre settimane.

Sezione: In Primo Piano / Data: Gio 03 aprile 2025 alle 08:00
Autore: Niccolò Anfosso
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