Non ha una bellissima tradizione l'Inter al Tardini contro il Parma. Come ci ricordava ieri l'ottimo Simone Togna, nella storia del campionato di serie A i ducali hanno vinto sul loro campo in quattordici occasioni, sei sono stati i pareggi, solo sette le vittorie della Beneamata. Ma tra questi sette successi, uno è valso oro, perché nel lontano 18 maggio del 2008 ha regalato all'Inter, allenata in quel periodo da Roberto Mancini, il sedicesimo scudetto della sua gloriosa storia.

La settimana prima i nerazzurri avevano fallito a San Siro il terzo matchball della stagione, contro il Siena. Gara finita 2-2 con la squadra di Mancini per due volte rimontata dai toscani e con Materazzi che nel finale falliva il rigore che avrebbe scatenato la festa a Milano. No, tutto rimandato alla settimana dopo al Tardini contro il Parma che aveva appena esonerato l'ex Hector Cuper, affamato di punti salvezza.

La Roma, che incalzava ad una lunghezza, giocava a Catania con i siciliani bisognosi almeno del pari per salvarsi. Per motivi di ordine pubblico, fu vietata la trasferta ai tifosi giallorossi e per una bizzarra par condicio venne vietata la vendita dei biglietti del settore ospiti anche a Parma. Ma al Tardini almeno diecimila tifosi nerazzurri entrarono lo stesso, altrettanti rimasero fuori lo stadio, sotto una pioggia battente, ad attendere notizie dalla vecchia, cara, radio.

Non fu un pomeriggio adatto ai deboli di cuore, soprattutto a quelli di fede nerazzurra che temevano una beffa simile a quella del famigerato 5 maggio. La Roma passava subito in vantaggio al Massimino, mentre l'Inter non riusciva a buttarla dentro. Sino al 17esimo del secondo tempo di quell'ultima giornata, i nerazzurri si sono trovati così dietro in classifica ai giallorossi, Poi, dopo una lunga assenza, Mancini mandò in campo Zlatan Ibrahimovic che con una doppietta da urlo in poco meno di dieci minuti riportò la chiesa al centro del villaggio. E a quattro minuti dalla fine il pareggio salvezza ottenuto dal Catania, scatenò finalmente la festa nerazzurra per uno scudetto, celebrativo del centenario dell'Inter, che sembrava non arrivare mai.

Sono passati diciassette anni da quel giorno, nel frattempo il Parma ha conosciuto l'onta del fallimento, sino a tornare in serie A la scorsa stagione sotto la guida di Fabio Pecchia, esonerato lo scorso febbraio dopo un ottimo avvio. Ora sulla panchina dei ducali siede Cristian Chivu, uno degli eroi del tiplete interista con José Mourinho e sino alla scorsa stagione, tecnico della Primavera nerazzurra. Oggi, a partire dalle 18, i destini di Chivu e della sua Inter si incroceranno in un match che non permette sentimentalismi. A otto giornate dal termine del campionato, gli emiliani sono in piena lotta salvezza con solo tre punti di vantaggio dall'Empoli, terz'ultimo. Ma l'Inter di Simone Inzaghi, prima con tre punti sul Napoli, ha la possibilità di lanciare un ulteriore segnale sulle possibilità di riconquisatare il tricolore, vista anche la difficile trasferta dei partenopei, lunedì a Bologna.

L'Inter ora sta bene, nonostante qualche infortunio di troppo. La squadra sta bene di testa soprattutto dopo la perentoria vittoria di Bergamo contro l'Atalanta, vittoria che in un colpo solo ha cancellato i sogni di primato della Dea e ha restituito alla Beneamata grandi certezze. Anche il primo derby di semifinale in Coppa Italia ha rassicurato in parte i tifosi nerazzurri. È vero che in questa stagione ancora manchi il successo contro i rivali di sempre, ma la capacità di arrivare subito al pareggio dopo il gol di Abraham e la possibilità anche di vincere nel finale, nonostante la presenza di molte cosiddette seconde linee, fanno ben sperare.

Oggi a Parma rientra Lautaro Martinez, vero bomber e vero capitano trascinatore della squadra. Il Toro potrebbe partire titolare anche per ritrovare subito il feeling con la battaglia sportiva che martedì in Champions League, nella tana del Bayern Monaco, vivrà il suo apice. Siamo in ballo ragazzi. Forse stanchi dal punto di vista fisico, ma vivi e reattivi sul piano delle ambizioni. A fine stagione vedremo come sarà il raccolto. Ma intanto ce la godiamo, come il blasone del club impone. “Non c'è tempo per morire”, diceva il grande Galeazzi raccontando un rush finale dei mitici fratelli Abbagnale. Vale anche per questa Inter.

Sezione: Editoriale / Data: Sab 05 aprile 2025 alle 00:00
Autore: Maurizio Pizzoferrato
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