È Parma-Inter, ma per lunghi tratti ad essere in casa sembra la squadra di Simone Inzaghi. O meglio di Massimiliano Farris, quantomeno per questo caldo pomeriggio in casa dei ducali dove l'allenatore piacentino, che proprio oggi compie 49 anni, è costretto a soffrire 'rinchiuso' nel gabbiotto nel quale è stato relegato per via di una squalifica che non sa troppo di regalo di compleanno. Ma il peggio deve ancora arrivare e quello che sembrava preludersi come un compleanno da dio si trasforma nel peggiore degli incubi per Simone, ora indemoniato davvero.

Il primo tempo scorre veloce, con poche interruzioni e ritmo alto. I meneghini, reduci dal pari per 1-1 in Coppa Italia col Milan, altro risultato poco generoso per gli interisti che avrebbero meritato qualcosa in più del pareggio ma poco importa. Quantomeno fino al 23 quando sempre al Meazza, ma addobbato stavolta di nerazzurro, si giocherà il ritorno. La non vittoria contro i rossoneri però ha lasciato ai campioni d'Italia quel non so che di irrisolto che non dà loro la pace e la rilassatezza che, talvolta ha dato modo di credere di togliere mordente, al Tardini non fa neppure capolino, quantomeno fino a inizio secondo tempo. Gli ospiti mandano segnali inequivocabili di come vogliono gestire il match. Copione già visto: approccio alla gara immediatamente arrembante e al netto di un paio di guizzi nell'immediata apertura del match di Bonny e Almqvist al 15esimo arriva un ex a mettere il primo punto di giornata: Dimarco si ritrova il pallone tra i piedi per un errore di Hernani e mett in mezzo un cross che Thuram 'manca', non Darmian. L'ex Parma, club dal quale è stato peraltro acquistato dall'Inter, carica sul primo palo un gran tiro di potenza che prima scheggia il palo, poi finisce alle spalle di Suzuki ed è 1-0 Inter al quarto d'ora. S'infiamma il Tardini, dov'è forte la presenza nerazzurra. La rete di Dartagnan apre le danze, quella del Tikus le chiude, almeno quelle della prima frazione di gioco, conclusasi dopo una gestione praticamente a senso unico e un gol che richiede l'ausilio del VAR per la convalida ma che mette in discesa la gara dell'Inter.

Inter che però per natura non conosce discesa e quando la imbocca provvede quasi sempre a rimediare, almeno secondo il leit motiv stagionale e non in senso positivo. E dopo un primo tempo che non ha mai avuto padrone al di fuori dellasquadra con la maglia bianca addosso, l'Inter ripiomba in vecchi maledetti vizi agli oltre 3.000 spettatori, arrivati dal capoluogo lombardo che non hanno mai smesso di cantare e incitare la squadra dal settore ospiti, propina un secondo tempo da bella addormentata che finisce col naufragar da 0-2 a 2-2 con un incredibile rimonta che il Parma completa nel giro di nove minuti. Nove minuti per ribaltare un risultato e rivoltare le sorti e il destino di un match che fino a qualche giro d'orologio prima sembrava bella che indirizzata. Bernabé e Ondrejka sono i nomi dei parmigiani che inchiodano l'Inter che dopo il 2-2 non riesce a ragionare più, neppure con l'iniezione di forza nuove che i cambi regalano. A poco serve il non poco tempo che separa la rete di Ondrejka al triplice fischio: i nerazzurri rinsaviscono a poco meno di dieci minuti dalla fine, pressano, aggrediscono, martellano e anche un po' picchiano. Ma il Parma resiste, il tempo scorre e non c'è santo che tenga: al Tardini non si va oltre il pari, un punto a testa per le due compagini che escono dal campo con l'umore agli antipodi e con un'Inter che oggi ha tanto, tantissimo da recriminarsi. Nella speranza che sia un rimpianto limitato ad oggi senza drammatiche conseguenze che solo l'Emilia Romagna regala.

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Sezione: Focus / Data: Sab 05 aprile 2025 alle 20:05
Autore: Egle Patanè
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