Arieccoci. Ancora una volta a parlare di un risultato deludente che fotografa il quadro di una squadra che oggi mostra un problema, evidentemente sistematico, che ad oggi non sembra avere soluzione. A due mesi da quello Juve-Inter che tanto ha fatto infuriare i nerazzurri, a Parma l'Inter è tornata ad incappare in vecchi brutti vizi che oggi tornano a spaventare. Anche al Tardini il copione è lo stesso già visto in qualche puntata precedente ed esattamente come allo Stadium, i campioni d'Italia ragionano, e addirittura brillano e non poco, ma solo per un tempo. Rispolverato il tradizionale canovaccio, la narrazione parte con una roboante forza sciorinata nel primo tempo, quando la squadra di Massimiliano Farris - eccezionalmente alla guida dell'Inter per via della squalifica di Inzaghi, domina e mette sotto pressione la squadra di casa che, eccezion fatta per due episodi degni di nota, non trova mai la via per uscire dall'apnea alla quale è costretta da pressione e ritmo dei nerazzurri che trovano due reti nei primi quarantacinque minuti con Darmian e Thuram che sembravano aver messo in ghiaccio la partita. Meravigliosa e degna di nota l'esultanza di Lautaro e Arnautovic alla rete del figlio del capoluogo ducale - figlio di nome e di fatto - che segna il suo primo gol nella città natale, aggiungendo una sfumatura di emozione ad un pomeriggio che da lì a poco sarebbe però diventato amarissimo. Emozione accentuata dalla presenza di papà Lilian, che al Tardini ha scritto pagine epiche, a tifare per lui. Thuram senior che peraltro, pizzicato dalle telecamere, nulla ha fatto per tenere nascosta la sua smorfia quasi di ribrezzo quando il figlio ha trovato il gol in quella maniera così rocambolesca, quasi da meritare la sigla di Mai Dire Gol dei tempi che furono. Smorfia che, col senno di poi, sa quasi di funesto presagio...
Nulla è casuale. E difatti l'entusiasmo e la verve agonistica messa immediatamente in mostra dalla squadra di casa, in particolare dai tre giocatori subentrati a inizio secondo tempo in modalità iradiddio, ha subito dato l'impressione di un vento che stava per cambiare e non a favore dei milanesi che, cvd, tornano ad amareggiare ad amareggiarsi. Vano in tal senso il tentativo dei protagonisti di 'ammorbidire' gli insidiosi spigoli che il risultato del Tardini ha forgiato e se è vero che alla squadra di Chivu vanno dati tanti meriti, altrettanto vero è che i demeriti dei meneghini sono di gran lunga superiori ai meriti dei parmigiani e ancora una volta le risposte fornite sono, ahiloro, coerenti con la prestazione del secondo tempo del Tardini, ovvero parecchio insufficienti. E al netto di una parafrasi di match egregiamente svolta dai protagonisti, di una e dell'altra compagine, la sostanza non cambia: ancora una volta manca la reazione, o meglio, la reazione immediata ad un gol subito o ad un episodio sfavorevole. Un carico al quale va aggiunto l'altro non meno spiacevole dato secondo il quale nelle partite che contano, a mancare è la sostanza da contare.
Ed esattamente come a Torino, a Parma l'Inter gioca per un solo tempo, subendo pressione e ritmo degli avversari, e ancor più non trova le soluzioni tattiche per uscire da un imbottigliamento che obbliga ad un apnea che nel giro di poco diventa fatale. L'alibi, per quanto debole, trovato all'Allianz Stadium aveva senso e ragion d'essere, lo stesso non si può dire oggi all'indomani del pari di Parma che sa parecchio di sconfitta. E l'inspiegabile secondo tempo del Tardini eclissa, se non obnubila, il brillante inizio che la squadra di Inzaghi aveva regalato. Corrente staccata e blackout totale per oltre mezz'ora, buio dal quale l'Inter si risveglia troppo tardi, non riuscendo a trovare l'interruttore giusto per tornare ad accendere una luce che dal duplice fischio sembra essersi fulminata.
Ammirevoli le parole a fine gara di Massimiliano Farris, vice di Simone Inzaghi e talismano nerazzurro che oggi però ha funzionato a metà come del resto tutta l'Inter, che non ha nascosto i peccati della squadra, in primis quello di aver concesso ad un avversario che sembrava fuori fase la possibilità di tornare in corsa e rischiare addirittura il ribaltamento totale del risultato. Ma al tempo stesso sottolineando le urgenze di gestione degli elementi che l'Inter è costretta a fare in questa fase rovente di stagione, dove ci si vuole giocare tutto ma al tempo stesso essere sempre attenti allo stato di salute psicofisica del gruppo. Elementi che forse si fatica fin troppo a far collimare considerata la ristrettezza dei tempi.
Farris ha detto che l'Inter è brava a focalizzarsi in pieno sugli impegni che di volta in volta deve affrontare e di essere uscita bene da situazioni ben peggiori. E allora, non resta che sperare che all'Allianz Arena, martedì in Champions, possa essere un'altra musica. Possibilmente senza interruzioni di suono che sarebbero più stonate di un acuto mal riuscito.
Autore: Egle Patanè / Twitter: @eglevicious23
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